venerdì 16 novembre 2012

Ironicamente Diversi: Don't cry for SLA dear Fornero

Arrivo, eh?
Torno a scrivere le mie solite cazzatelle, preocupàss méa.
Nel frattempo, date una scorsa all'ultimo post di EngyOhEngy (e poi al penultimo, al terzultimo e così via), perché il 21 novembre s'avvicina...

Ironicamente Diversi: Don't cry for SLA dear Fornero


giovedì 7 giugno 2012

Essendo lunga... rispondiam da qui così la facciam corta ;o)


Partiamo col rispondere a René: ricambio di cuore, ma davvero di cuore, il grazie iniziale per i toni utilizzati e per i restanti complimenti, ché son da sempre convinta che ci possa anche scannare, in Rete, se non si è d'accordo, ma spiegando i perché ed i percome e nei limiti della buona creanza.
Per quanto riguarda l'assetto da guerra, vedrai leggendo più avanti che anch'io son in tenuta da guerriglia, e non da antisommossa ;o)

E, per prepararsi all'armageddon, consiglio la visione del documentario Comando e Controllo di Alberto Puliafito, IK Produzioni.

Procediamo, dunque: sorvolando su ciò che concordiamo, dico che anch'io ho le mie riserve sull'interezza dei 2€. Sto cercando di verificare da fonti che non siano di parte ma, per ora, non trovo nulla che mi soddisfi.

1) Nel link che ho messo nel precedente post, al punto in cui parlo dei 68 milioni meno 5 etc., alla frase "Dato verificabile qui", trovi la sezione "progetti realizzati", "progetti in corso" e simili.
Lì sono indicate le cifre già spese per ciò che è stato costruito e quelle stanziate per ciò che stanno facendo/devono fare.
A me non basta, preciso, ma è un punto di partenza.

2) Nemmeno io son totalmente soddisfatta dell'articolo che ho commentato: ve l'ho linkato su Twitter essenzialmente in risposta all'argomento "soldi raccolti in beneficenza utilizzati per i prestiti". Il restante, per il tweet in questione, poteva pure non esserci, ma essendoci ed essendo poi virata la discussione su "dov'è la chiarezza, mi sembrava logico dare la mia opinione anche sul resto.
Per quanto riguarda i fondi per le popolazioni colpite dalle alluvioni, con il motore di ricerca interno al link che ti ho riportato nel punto 1) ho trovato questo comunicato stampa datato 23 marzo 2012 http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_com.wp?contentId=COM31525 che dice così:


Protezione civile: individuati i progetti da finanziare in favore delle popolazioni alluvionate di Liguria e Toscana

23 marzo 2012

Si è tenuta nel pomeriggio di ieri la riunione degli operatori della comunicazione e degli operatori della telefonia fissa e mobile, alla presenza del Presidente del Comitato dei Garanti Prof. Paolo Germani, già Ispettore generale capo del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, esperto in materia di controlli di finanza pubblica. Tale organismo istituito con DPCM 20 febbraio 2012, n.585 assicurerà la supervisione dell’utilizzo dei fondi provenienti dagli sms e dalle telefonate solidali degli italiani veicolate attraverso i predetti operatori.
Nel corso della riunione sono state individuate le iniziative da finanziare per la realizzazione di interventi in favore delle popolazioni alluvionate della Liguria e della Toscana colpite dagli eventi del 25-26 ottobre e 4-6 novembre 2011.
L’importo complessivo delle donazioni promesse ammonta a 6.043.140 euro, di cui 3.521.965 euro sono stati destinati alla Liguria e 2.521.175 euro alla Toscana. Tali promesse si concretizzeranno in trasferimenti al Dipartimento della protezione civile, da parte degli operatori della telefonia fissa e mobile, man mano che gli stessi incasseranno le fatture emesse, sulle quali gli operatori non applicheranno alcun ricarico.
Per quanto riguarda la regione Toscana, è stato deciso il finanziamento del Progetto concernete la realizzazione della scuola elementare di Aulla, che sarà costruita una zona sicura dal punto di vista idrogeologico, secondo criteri eco-compatibili. L’opera assorbirà l’intera quota destinata alla medesima regione.
Per la regione Liguria sono stati individuati due progetti: il primo si concentrerà a Cassana, frazione di Borghetto Vara, un piccolo centro completamente distrutto dagli eventi dell’autunno scorso. L’intervento prevede la messa in scurezza della frana che ha colpito la frazione e il ripristino della viabilità e dei servizi essenziali, favorendo la rinascita del piccolo borgo. Il Progetto prevede un finanziamento di euro 2 milioni.
Il secondo progetto riguarderà la città di Genova e prevede la messa in sicurezza del rio Fereggiano, in corrispondenza con la scuola Giovanni XXIII, oltre ad alcuni lavori di ripristino degli impianti della scuola danneggiati dall’alluvione. Il Progetto prevede un impegno di spesa complessivo di 1,5 milioni di euro.


Di più, non so.

3) Nulla posso dire sul fatto che non v'è certezza di monitorare le raccolte parallele, ma per onor di giustizia (son l'ultima dei romantici, che ci vuoi fare... di quelli che s'alzan a gridare "non è giusto" anche quando il torto lo subisce il nemico) l'articolo di Castelnuovo ed il relativo paragrafo del "TUTTI I NOSTRI SOLDI VERRANNO etc. etc." con risposta affermativa parla esclusivamente dei soldi raccolti dalla Protezione Civile tramite SMS al 45500 ed alla polemica dei prestiti.
Non puoi allargare il palese significato "tutti i nostri soldi inviati alla Protezione Civile al numero 45500" a "tutti i nostri soldi raccolti in qualsivoglia maniera da chicchessia".
Non regge. Perciò correggo la tua affermazione dicendo che non è corretto estrapolare una frase dal suo contesto, altrimenti le si può dare qualunque significato ci venga comodo attribuirle...

4) Sempre cercando all'interno del sito della ProCiv, altro comunicato stampa:: http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_com.wp?contentId=COM33244


Firmata l'ordinanza che regola le donazioni al 45500

6 giugno 2012

Il Capo Dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, acquisita l’intesa con le regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, ha firmato oggi l’ordinanza che regolamenta le modalità di gestione dei fondi raccolti con le donazioni al numero 45500. 
Dallo scorso 29 maggio e fino al 10 luglio, infatti, è possibile inviare un sms solidale al 45500 o effettuare una chiamata dalla rete fissa allo stesso numero per donare due euro alle popolazioni colpite dal terremoto. A oggi sono stati “promessi” 10.656.636 euro; tali promesse si concretizzeranno in trasferimenti al Dipartimento della protezione civile, da parte degli operatori della telefonia fissa e mobile, man mano che gli stessi incasseranno le donazioni dai clienti senza alcun ricarico. Non appena le risorse saranno disponibili il Dipartimento della protezione civile provvederà a destinarle alle tre regioni coinvolte. 
Al fine di garantire l’efficace impiego e la supervisione sull’uso dei fondi raccolti, verrà istituito un Comitato dei Garanti composto da tre membri scelti tra persone di riconosciuta e indiscussa moralità e indipendenza che verranno nominati con un decreto del Capo Dipartimento d’intesa con i Presidente delle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Il Comitato dovrà approvare gli interventi sulla base delle proposte che verranno formulate dagli stessi Presidenti.


Teoricamente, trovando tale ordinanza (credo si riesca a fare, ma non lascerai mica tutto il lavoro a me, vero? ;oP ) avremmo conferma di questo ed anche del fatto che non ci saranno davvero ricarichi da parte delle compagnie telefoniche ;o)

Concludendo, neppure io viaggio "a fiducia": io ho l'animo da debunker, o così mi piace credere. Tendo a cercare il perché delle cose e se sento odor di bufala provo a risalire alle fonti per trovare spiegazioni che mi soddisfino. Cerco le prove, stile "metodo scientifico".
Non dico di riuscirci, però ci provo.
Anche se magari, come in questo caso, all'inizio ci casco anch'io... ;o)



Balconaggio: la mia visione è viziata per aver visto dal basso, ma ugualmente (vedi il mio consiglio sul finale) nulla delego alle alte sfere organizzative: durante l'emergenza del sisma Umbria/Marche del '97 vidi funzionari Caritas far spianare e seppellire con la ruspa regali di Natale ancora impacchettati destinati ai bimbi sfollati da parte dei bimbi delle scuole di tutt'Italia, ed alle nostre rimostranze se ne uscì con "tanto ne hanno ricevuti 10 a testa, di regali, quelli lì...", come se un bambino che aveva perso tutti i suoi giochi sotto le macerie all'undicesimo dovesse dirti "no, guarda, ne ho fin troppi!".
Lo mandammo sotto inchiesta.
Stesso evento, assistente sociale del Comune di Foligno che fa sparire dal giorno alla notte il contenuto di un container pieno di indumenti nuovi donati dal brand Sash e lo sostituisce con uno di abiti usati: era l'unica ad aver le chiavi, la denunciammo, finì male pure lei.
Missione Arcobaleno, Albania, Campo di Kukes2 (con nemmeno celato orgoglio, l'unico che uscì pulito dalle indagini) lotta continua non solo col Dipartimento (a fianco anche del Dipartimentale, 'stavolta, che volendo andava contro i suoi capi) ma anche contro l'UNHCR a cui stavamo passando le consegne perché di umanitario non proponevano nulla: recinzione dei campi senza tener conto del percorso effettuato dai disabili presenti, razionamento delle derrate alimentari ai rifugiati kosovari ed a noi volontari (ci negavano l'acqua dopo una giornata a piantar reticolati per loro, fai tu... acqua portata da noi, dall'Italia), rifiuto di ampliare il campo con altre tende ma pretesa di ammassare le persone per il doppio della capienza delle stesse senza nemmeno aggiungere nuovi servizi igienici né docce in proporzione all'aumento della popolazione del campo, rifiuto di proseguire con la rodata metodologia di collaborazione con l'Interforze e forze dell'ordine locali, con il risultato di tentativi immediati di saccheggio del campo volontari da parte di alcuni abitanti della città vicina, rifiuto di proseguire la collaborazione con i rifugiati per quanto riguarda la preparazione pasti, per venire incontro ai loro gusti ed alle loro tradizioni essendoci varie etnie e varie religioni, assumendo persone del luogo col risultato di un fiorire del mercato nero delle derrate alimentari (al mercato di Durazzo, il giorno dopo la nostra partenza, vendevano il Latte Brianza portato dal nostro gruppo) ed altre simpatiche cosette.
Ed era Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, eh? Mica eran volontari, quelli. Prendevan soldi, per gestire il campo. Parecchi. E non volevano nemmeno pagar l'affitto del terreno ai contadini. Il nostro Dipartimento, con il caro Barberi, faceva scaricabarile e noi con Golizia a smazzarci i casini.
Varie ed eventuali viste poi negli anni, ultima questa: tra poco ci sarà un'esercitazione nazionale di noi addetti alle ricetrasmissioni in Toscana, l'ESERVOL 2012. Il nostro gruppo, provinciale comasco, ha fatto richiesta di convogliare i volontari sull'emergenza reale in Emilia poiché riteniamo inutile passare un fine-settimana ad esercitarci con le radio quando potremmo renderci utili anche solo a portar via macerie.
Ci è stato risposto che il Dipartimento paga perché noi ci si aggiorni nella nostra specializzazione e che in Emilia si arrangian bene così come sono.
"Paga" perché per il venerdì per alcuni volontari, quelli che prendono le ferie, si applica la Legge 225/92 per la salvaguardia del posto di lavoro, ovvero lo Stato rimborsa al datore di lavoro la giornata di ferie ed i contributi che, per quel giorno, ha speso per il volontario (la stessa legge si applica durante le emergenze, non solo per le esercitazioni, in modo che il datore di lavoro non abbia da lamentarsi di perder soldi per le assenze del volontario, diciamo) e perché rimborsa autostrada e carburante ai mezzi delle associazioni. Con tempi e modalità molto larghe, ché i rimborsi dell'emergenza del '99 in Albania ci sono arrivati dopo tre anni.
Ecco, per il Dipartimento in un momento d'emergenza reale è più importante aggiornarci sul funzionamento di radio e ponti-radio a due passi dalle zone terremotate, con volontari che già si mettono in moto da tutt'Italia, che impiegare queste forze fosse anche per tre giorni in attività concrete sui luoghi del sisma: ogni gruppo, faccio notare, si presenta autonomo in tutto.
Secondo noi, invece, una cosa simile è una presa per il culo agli emiliani tutti ed è fornire il fianco a nuovi (e stavolta giustificati) attacchi alla Protezione Civile in generale: "ecco, guardate come si sprecano soldi, tempo e mano d'opera. Invece d'andare ad aiutare, son lì che giocano con le radioline!".
Abbiam chiesto non d'annullarla ma di posticiparla almeno alla fine del periodo più critico, di nuovo un "no" come risposta.
Noi non ci andremo, alla chiamata del Dipartimento abbiam risposto picche: ci dispiace, siamo occupati con la Colonna Mobile Lombardia ad andar giù dai terremotati, per quando ci sarà l'esercitazione andremo a fare il nostro secondo turno. Fottesega se diamo precedenza alla Protezione Civile Regionale invece che alla Nazionale.
Spero basti anche questo, per chiarire il mio punto di vista, ma se fate tanto di ipotizzare una minaccia di tortura potrei anche continuare ;oP

Gli SMS solidali: dove vanno a finire i soldi per i terremotati?

In vent'anni di volontariato in Protezione Civile di polemiche e casini ne ho viste a bizzeffe, non nascondo che qualche volta il nostro gruppo ha anche contribuito a crearne.
Perché da volontari son vent'anni che ci scorniamo con il Dipartimento, con quelli che se ne stanno belli belli giù a Roma a diramar direttive del cazzo, che arrivano in elicottero a dare un'occhiata quando c'è qualche disastro mentre noi siam lì a fare quel che c'è da fare, si fanno scattare qualche foto, dicono due parole di circostanza e ripartono.
Non capendo mai una beneamata fava di come funzionano realmente le cose giù in basso, tra le persone normali e reali, in situazioni straordinarie come può essere questa dell'emergenza emiliana.
La new entry tra le polemiche legate alla Protezione Civile è "non fate l'SMS di donazione, non si sa dove finiscono i soldi, quelli donati per L'Aquila sono addirittura stati dati in prestito ai terremotati invece di essere usati per gli aiuti! Sono finiti alle banche ed usati per erogare prestiti!" (vedi articoli tipo questo).
Parte lo scandalo.
Parte l'incazzatura.
Parto, io, in quarta.
Perché da volontaria, come la maggior parte di noi sono tra i primi a non fidarmi più del Dipartimento di Protezione Civile. Combatto contro le sue magagne fin da quando avemmo a che fare con il sisma del '97, all'epoca c'era Bertolaso al primo incarico, ma tanti venuti giù con la piena nemmeno sanno che è stato due volte a capo del Dipartimento. Continuano a citare lui ed i casini fatti a L'Aquila, e nessuno si ricorda di Barberi e della Missione Arcobaleno. Ed anche lì chi s'è fatto il culo in Albania come me ne ha ben d'onde di non fidarsi troppo di chi sta a monte...
Chiedo quindi al presidente del mio gruppo, provinciale, di contattare il nostro presidente nazionale e chiedere di informarsi per vie ufficiali sull'effettivo corso dei fondi ottenuti con gli SMS solidali, nel frattempo qualcun altro, il giornalista Marco Castelnuovo de LaStampa, ha già fatto il lavoro e lo spiega in questo articolo.

Le polemiche ovviamente son dure a morire, soprattutto in Internet, dove i botta e risposta in Twitter o Facebook posson portar via delle ore se non delle giornate, e stamane quando al primo link ho risposto con il secondo dicendo che qualcuno ha fatto chiarezza, ma mi si chiede dov'è che sia questa chiarezza, che mica la si nota...
Mah.

Per me è chiaro che i soldi non sono stati usati per erogare prestiti, perché, come dice l'articolo de La Stampa "Sono stati usati come garanzia, ma non spesi. A fronte della garanzia, le banche hanno erogato microcrediti con fondi propri": quindi chi ha avuto bisogno di un microcredito per rimettere in sesto la propria attività lesionata dal sisma l'ha ottenuto senza dover dare le solite garanzie alle banche, perché questa onlus garantiva per lui per mezzo di questi fondi. Se ancora non è chiaro il concetto, il link riportato proprio dall'articolo di Nocensura ha al suo interno un altro link al sito della onlus incriminata, la Etimos, che spiega per filo e per segno come funziona questa storia.
Leggetelo bene fino in fondo: dice che quei famosi 5 milioni di euro, grazie all'assenza di inadempienze nel rimborso dei microcrediti, sono ancora intatti ed alla fine del periodo concordato per il progetto (nove anni, quindi ne mancano sei) verranno restituiti alla Regione Abruzzo, che deciderà autonomamente come usarli per la popolazione.

Mi sta bene, come utilizzo e soluzione dei fondi ottenuti tramite SMS?
No, io sono volontaria, lo ripeterò fino alla nausea: io son di quelli che si porta aiuto immediato, con le proprie mani. Fatico a concepire un aiuto spalmato su un tempo di nove anni con riscatto finale.
Ma son anche di quelli che quel che è giusto è giusto: quei soldi non son stati prestati a nessuno.
Sono stati usati per far ottenere prestiti a gente che non aveva più nemmeno la camicia da dare come garanzia, alla banca.
Non mi va bene, come cosa, avrei preferito un'altra soluzione, ma quel che è giusto è giusto.

Per me è chiaro che i fondi raccolti per L'Aquila erano quasi 68 milioni e non 5, come dicono nell'articolo di Nocensura, e che quindi non tutti i soldi donati e raccolti hanno fatto il famoso iter per il progetto a garanzia dei microcrediti. Dato verificabile qui, come precisa l'articolo stesso. Quindi, tra un articolo e l'altro, mi par chiaro che il primo mi sta fornendo dati incompleti e non precisi e notizie non verificabili istantaneamente (non mi mette un link diretto) né, con ogni probabilità, verificate. Il primo articolo mi fa pensare che tutto il denaro raccolto per L'Aquila sia stato utilizzato per erogare prestiti ai terremotati, ma come abbiamo visto, non è vero.

Per me è chiaro che a gestire i fondi raccolti non sarà la Protezione Civile, e qui tiro un bel respiro di sollievo, ma i presidenti delle regioni colpite dal sisma: Vasco Errani per l'Emila in primis, coadiuvato da Formigoni per la Lombardia (qui mica son tanto sollevata...) e da Luca Zaia, se non erro, per il Veneto, e che ancora non esiste nessun progetto simile a quello dei microcrediti per il quale la Corte dei Conti abbia dato il benestare.

Per me è chiaro che ogni centesimo dei 2€ donati andranno devoluti in beneficenza, senza nessuna trattenuta da parte delle compagnie telefoniche né aggravio d'iva di sorta, ma che per ottenerli bisognerà aspettare che le varie compagnie riscuotano tutte le loro bollette dai loro abbonati che hanno mandato gli SMS, perché chi l'ha inviato da scheda prepagata è come se l'avesse dato brevi manu, mentre chi l'ha inviato da telefono sotto abbonamento riceverà la sua brava bolletta da pagare, e finché non l'avrà pagata il suo messaggino solidale è solo virtuale. Perciò, finché le compagnie telefoniche non rientreranno di tutti i loro crediti tramite le bollette, ovviamente non verseranno il corrispettivo.

Tutte queste cose, leggendo i due articoli, mi son chiare, perciò ho smesso di indignarmi e scrivere di anch'io "pare che i soldi degli sms per L'Aquila siano alle banche! Ci hanno fatto i prestiti agevolati". Perché l'ho scritto anch'io, da volontaria indignata.
Poi mi sono informata.
Rimango comunque dell'idea che gli aiuti sia meglio portarli con le vostre mani, o fateli portare dalle mani dei volontari.
Siamo in tanti, siamo presenti ovunque, sicuramente ne conoscerete qualcuno che sia degli Alpini, della Croce Rossa o Azzurra o delle Misericordie o delle Ricetrasmissioni... I volontari non si muovono solo quando "vengono spediti" dal Dipartimento, rimaniamo tali anche senza la divisa addosso.
Non è necessario aver la divisa per far volontariato.
E se volete farlo, se volete far qualcosa per l'Emilia, ma ancora non siete convinti della trasparenza degli SMS solidali potete dare un'occhiata qui per sapere cosa c'è da fare e di cosa c'è bisogno:
http://terremoto.volontariamo.com/

È abbastanza, come chiarezza?

lunedì 2 aprile 2012

Come spiegare a tuo figlio cos'è la Sclerosi Multipla


(Fonte: Il viaggio di Marco alla scoperta della Sclerosi Multipla - Multimedia - Sclerosi multipla - Fondazione Cesare Serono)

Risonanza ritirata: nuova lesione nonostante la terapia.
E vorticosità testicolare a manetta, ma quella non è refertata.
Sono incappata in questo video: piuttosto ben fatto e chiaro, merita ampia diffusione.
Nel mio piccolo, diffondo: un domani sempre più vicino, servirà anche a me.

domenica 25 marzo 2012

Pig(ra).

Sì, lo so, ormai siam quasi ad aprile ed io non ho ancora aggiornato il blog.
È che tanto la solfa è sempre la stessa: si alternano giornate buone, giornate cattive e giornate di merda.
Ultimamente, coprogiornate a strafottere.
Domani ho la risonanza di controllo dopo 6 mesi di Tysabri: incrociamo l'incrociabile.

Nel frattempo, ne approfitto per dare il benvenuto al nuovo inquilino della Rudy's Farm:




vi presento Willbour.
E no, non è "comeWilbur(Smith)mascrittosbagliato", è Willbour come Willbourne. Ma con un pezzo cancellato.
Come lui.





martedì 31 gennaio 2012

Bastonata.

No, non mi hanno presa a legnate.
Forse m'avrebbe fatto meno male.
È che da qualche giorno la gamba quasi non mi regge, mi fa talmente male che devo nuovamente usare il bastone.
Bello, eh? Cinque euro alla bancarella dei cinesi, blu metallizzato, regolabile in altezza, con ammortizzatore.
La socia S., l'altra sera, nel nostro solito umorismo al vetriolo utilizzato a mo d'esorcismo: "Dillo che è solo perché hai la fissa di voler assomigliare al Dottor House... ci hai già dipinto sopra le fiamme?".
- No, ci sono le tacche. Una per ogni rompicoglioni a cui l'ho infilato nel culo per poi sventolarlo come una bandiera... -
Bello, però doverlo usare anche in casa per andare dal divano al cesso è davvero una bastonata.
Uscire ad accompagnare mio figlio a prendere il pulmino dell'asilo e non avere abbastanza mani per tenere lui, il bastone e l'ombrello, ché oggi nevica, è una bastonata.
Fare una fatica della miseria dietro alla gente per andare da un locale all'altro, neanche cinquecento metri di strada che avrei fatto col mio passo da scaricatore di porto in pochi minuti, rallentando gli amici e sentire il socio che mi chiede "Ce la fai? Ti serve una mano?" è una bastonata.
Andare in giro "bastonata" è una cazzo di bastonata.
E "ce lo so" che non è colpa mia, né del bastone, mica mi vergogno: semplicemente mi girano le balle rendermi conto dei miei nuovi limiti, soprattutto perché son limiti fluttuanti, passo magari due settimane di dolori assurdi e gamba quasi amorfa poi migliora ed il bastone torna al suo posto.
Io torno claudicante ma senza ausilio alcuno.
Però faccio i conti con i nuovi confini, e mi permetto di dire che mi stanno stretti.

giovedì 29 dicembre 2011

Dondolando sempre, ma cadendo mai... - aggiornamento 2

Finita la flebo di Tysabri, finita la boccia di "lavaggio", finita l'oraemmmmmezza di monitoraggio aggiuntivo perchè non si sa mai, aspetto lo scoccare delle 15:30 per farmi togliere l'agoafarfallabluperchèépiùsottile dal polso ed andarmene a casa.
Fumando una brasca.

Dondolando sempre, ma cadendo mai - aggiornamento 1

A metà flacone di Tysabri un isolato "robo rosso che prude" m'é spuntato sul braccio sinistro, quello dove entran le flebo.
(Tra l'altro, 'sta volta l'abbiamo infilzata nella parte laterale del polso, chè s'é rotta la solita venuzza che usiamo sul dorso della mano.)
In ogni caso questo é l'unico segno di reazione, apparso nonostante le flebo di antistaminici e di cortisone appena fatti.
Stiamo a vedere se questa sarà l'avanguardia oppura un isolato "qualcosa" che ha voluto farsi vedere a tutti i costi.
Per adesso pare che tutto faccia propendere per la seconda ipotesi.

Dondolando sempre, ma cadendo mai...

Ospedale.
Abbiamo deciso di insistere con il Tysabri e riprovarci.
I neurologi (dottoresse C., B. e dottor C.) han messo in piedi un team con gli allergologi ed hanno studiato una terapia da somministrarmi prima della terza infusione di Tysabri.
Tra un attimo iniziamo, collegata ai vari monitor per il controllo di battito, pressione e sailcazzocos'altro.
Va da sé che di alzarsi per imboscarmi a fumare, oggi, non se ne parla.

domenica 11 dicembre 2011

La prima letterina a Babbo Natale...

Sua Maestà L'Infante detta, ed io scrivo cercando di mantenere un certo contegno e non scoppiare a ridere...




"Caro Babbo Natale,
ti voglio bene! Presidente dei Babbi Natali!
Quando diventi vecchio mi dai le tue renne? Me le puoi dare adesso?
Mi porti una motosega giocattolo, a Natale, che fa i suoi rumori come quella del mio papà e taglia tutto per finta?Vorrei tanto un trenino Thomas, per favore, Babbo Natale...
Tu sei molto lontano per sentirci?
Dopo arrivi con la renna e vieni vicino, vicino, vicino.
Oppure mi potresti portare Saetta McQueen telecomandato e un dinosauro T-Rex gigantesco, per piacere.
Ciao ciao e buon lavoro.
                                     Rudy"

...ancora non ho capito da dove ha tirato fuori quel lollosissimo "Presidente dei Babbi Natali"... XD

venerdì 9 dicembre 2011

Per una volta senza parole... Davide Van De Sfroos premia il Cauboi dell'anno 2011

Posso solo dire "Grazie".
Moltissimo.
Caragnare un po', come da miglior tradizione di ogni premiazione che si rispetti, ed esorcizzare la commozione con la socia (dopo, al tavolo), sparando la cazzata d'uopo: "...ma non potevano farmela blu?".

Grazie Bionda, Baffo, Manu, TGR, Ika, Miky, Tere.
Grazie a tutti gli altri Cauboi di vecchia data e nuova acquisizione.
E grazie pure al capo.

Perché la cosa che mi ha lasciato lì "come un gatto di marmo, con tutti i denti in bocca" (semicit.) non è stata il sentirmi dire sei stata brava, hai fatto un bel lavoro ma vedere che quel che faccio ha valore per le persone a cui tengo. Quel genere di apprezzamento che fa piacere perché hai fatto una cosa che ha fatto piacere a qualcuno.
Ecco, ancora adesso mi incarto su perché non ho le giuste parole per spiegare quel che voglio dire.
Grazie. Punto.
Appunto.

venerdì 2 dicembre 2011

Etteparevastrano??? - Reloaded -

Facciamo la prima flebo di Tysabri? Va bene.
Nessun effetto collaterale strano, nessun disturbo, nemmeno un accenno di mal di testa o di cagotto? Va bene.
Passano i giorni, ogni tanto i dolori si accentuano, "potrebbe essere il nuovo farmaco che dà dolori articolari, provi a prendere della Tachipirina". Va bene.
Facciamo la seconda infusione di Tysabri? Va bene.
No.
Non va bene.
Una reazione allergica che sfiora lo shock anafilattico: un'eruzione cutanea da capo a piedi, prurito e bruciore, febbre.
Interrompere subito, sostituire la flebo di Tysabri con due flebo di antistaminici una in fila all'altra, una siringa di cortisone subito in vena, poi una flebo anche di quello.
Sotto monitoraggio per tutto il pomeriggio.
Non va bene.
Sono stata la prima, nel mio ospedale, che ha avuto una reazione al farmaco da quando hanno iniziato a somministrarlo: bel primato...
Si sa che può succedere, si sa pure che se capita va a capitare proprio nella seconda somministrazione, ed a me è capitato.
Etteparevastrano???
Mi è concesso un sonoro "mavadaavìaalcüü"???
Ora vediamo che fare: la dottoressa C. e la dottoressa B. son propense a lasciar perdere e buttarsi sul Fingolimod, mentre il dottor C. proponeva di continuare con riserva, dato che nella reazione, per quanto netta e forte non c'è stato nessun problema alle vie respiratorie (infatti c'erano le infermiere un po' deluse, pronte sulla soglia col carrello emergenze - pallone ambu e tutto - ed il faccino da "intubiamo? Eh? Intubiamo?" quando la dottoressa B. mi guardava in gola ogni tre minuti con la pila e diceva "No, non c'è edema alla laringe..."), ché con le dovute precauzioni si potrebbe provare ad insistere una terza volta e vedere se il mio corpo me la fa sfangare...
Io insisterei.
Non fosse altro per poter dire che ho tentato.

giovedì 20 ottobre 2011

Etteparevastrano???

Arriva il referto dalla Danimarca, giusto mentre son ricoverata per una simpatica isterectomia: positivo.
Vale a dire che, cito la neurologa che è salita qui al piano di sopra per dirmelo, "ho già incontrato questo virus nel corso della mia vita. "
Però partiamo lo stesso, giovedì prossimo, per i famosi due anni di cura.
Non ho ben capito secondo quali calcoli il rapporto di 1 a 1000 secondo la dottoressa B. si trasformi in 1 a 3000 proprio per chi gli anticorpi dannati già li abbia (a metà ragionamento confesso di essermi annodata tra la mia logica e la sua) ma me lo farò rispiegare dalla dottoressa C. cercando di stare più attenta...

sabato 15 ottobre 2011

Macchina del tempo: Regali e Sguardi.


Recuperato (e lievemente riadattato) dal defunto Blog Bastardo, postato originariamente nell'ormai lontano novembre 2007.


Un amico mi mandò per caso delle foto, scattate in un posto che "scoprii" l'estate prima. Gli scrissi per ringraziarlo e gli raccontai...

"...stavamo andando al Trapano, la Socia ed io, un pomeriggio dell'estate scorsa. Così, tanto per... giusto perché doveva farmi vedere i Luoghi del John Nash De Noartre.
Percorrendo uno dei tornanti vedo un campanile sbucare da questa collina clitoridea e dico "io devo andare là".
La Socia risponde - Là dove? Che c'è là? -
" Non ne ho idea, ma devo andarci. "
 - ...ma perchè? -
" Perchè mi sta chiamando. "
 - Vabbè, lascialo chiamare che ho paura che non ci basta la benza per arrivare al Trapano, se no...-
 Le rompo le palle finchè, al ritorno, non la faccio fermare: salendo avevo notato il cartello marrone dei luoghi di interesse "turistico", e chiediamo informazioni al legnamèè che ha casa & bottega proprio all'imbocco del sentiero.
Ci incamminiamo.
Strano posto, strana atmosfera.
Mi piace ma è strana. O mi piace perché strana?


Arriviamo a quella piccola radura che c'è sulla destra, quando il sentiero curva: c'è una luce favolosa. I ceppi di un paio di alberi caduti sembran messi lì apposta per farti avvicinare e convincerti a leggere la storia del bosco tra schegge e corteccia, muschio e acqua raccolta nelle spaccature del legno.
Tutto quel che incontro su quel sentiero mi sà non tanto di conosciuto, ma di riconosciuto, come se me l'avessero descritto molto tempo prima: il ruscelletto, il grosso masso sulla destra (ci giro intorno tre volte in senso antiorario, prima di appoggiarci contro la mano sinistra.... Socia: - perchè? - Io: "perché no?"), la radura, ma soprattutto la luce.Di colpo realizzo il perché. È L'EntroMondo. È L'EntroMondo della saga della Torre Nera di Stephen King: luoghi e personaggi che mi accompagnano da più di vent'anni. Cerco di spiegarlo alla Socia anche se lei non ha mai letto nulla di King, figurarsi la Torre, Roland... Il Mondo di Roland, l'Ultimo Cavaliere, è andato avanti... L'EntroMondo è il mondo che è andato avanti, tanto avanti da tornare indietro.


Arriviamo all'ultimo trappèllo, e passiamo davanti all'ossario.

Il MedioMondo: dove il passato è ancora a portata di mano e di memoria, e le vestigia degli Antichi sono accanto ai luoghi che l'Uomo ancora usa e vive, anche se magari non li capisce.

Salgo le scale della casa diroccata, raccolgo frammenti di piöda per i miei ciondoli ed amuleti da incidere, poi scendo sotto in quella specie di cantina. Ci sono un paio di bottiglioni di vino rotti in un angolo, pezzi di cartone e di assi. Cerchiamo di entrare in chiesa ma non riusciamo a forzare la porta, allora ci limitiamo a guardare dalla serratura. 


Sostiamo un po' sotto il pergolato dell'altra casetta, poi costeggiamo il muretto accanto al lato sinistro della chiesa ed arriviamo alla pineta.

FineMondo, il mondo com'è prima d'andare avanti.

Dove arriverà il Mondo quando andrà avanti, ma talmente avanti da ricominciare da capo. Quei cavalletti di legno, i trucioli freschi per terra, mischiati a gli aghi di pino.  


Il Sole che, prossimo al tramonto, getta raggi quasi perfettamente orizzontali dalla nostra sinistra. L'interrompersi brusco del terreno, riva scoscesa: un promontorio su un mare verde di fogliame invece che d'onde. Sono nel bel mezzo dell'apoteosi dell'assurdo. Ci sediamo sugli aghi di pino: io appoggiata ad un tronco, la Socia ad un altro. I visi verso il sole. Chiacchieriamo un po' di chi potrebbe apprezzare un simile luogo. 

- Dobbiam farci un "sabba" alla nostra maniera -
"Sì, ma dobbiam essere in tre"
 - ...o in cinque. -
"No, in sette."
 - Tombola. I nomi li sappiamo già, delle sette streghe. Altro che Fendìn.-
 Inutile dirti che una sarebbe stata la M. Ci chiediamo se Lo Sciamano conosca quel posto, e cosa potrebbe cavarci fuori. Quel posto che ti parla...cosa racconterebbe a lui? Ci chiediamo anche se lo conosci tu, quel luogo. Le dico che vorrei portarci E.D.D.I.E. (Elemento Di Disturbo Intimamente Emotivo), tanto per la curiosità di vedere se gli fa un qualche effetto come lo fa a me. Decido che prima o poi devo passarci la notte, lì, e vedere la luce dell'alba arrivare dall'altro lato.

Mentre parliamo incido due sigul su dei pezzi di corteccia che ho raccolto da terra: uno per ciascuna. Il mio, tornando indietro, lo spezzo a metà e ne lascio cadere un pezzo nella cassetta delle offerte dell'ossario.

Non ci sono ancora tornata. Non credo che riuscirò tanto presto a dormire in quella pineta. Però il mese scorso l'ho sognata. Ho sognato che ci portavo E.D.D.I.E.

Gran bel sogno."


L'amico che ha scattato le foto, di cui ammiro incondizionatamente il modo di scrivere e di esporre il suo punto di vista sulle cose, mi ha così risposto:

"Il posto è indubbiamente ameno, ma tu me lo fai riscoprire un'altra volta. La prossima volta che ci torno, lo farò con occhi differenti. Tu non dovevi abbassarti a vendere case: tu dovresti specializzarti a vendere antiche ville col fantasma dentro, entromondi di difficile identificazione come location per sabba punk, castagni recisi da farci totem. Cose così.

Complimenti per lo sguardo."




Lui.
A me.
Con un complimento simile son così felice da pisciarmi addosso.
Come i cuccioli, uguale.

sabato 1 ottobre 2011

Sull'altalena emotiva: parte 2 - parabola discendente e nadir.

Parabola discendente.


Sua Maestà L'Infante inizia ad andare all'asilo.
Fin qui nulla di speciale.
Nessun dramma da parte mia come alcuni avevano preventivato stile "ah, vedrai... sarai tu quella che piangerà a doverlo lasciare lì!"...ma anche no, sono orgogliosa che il mio pargolo sia arrivato al "traguardo" del primo giorno d'asilo, e per com'è fatto mio figlio nemmeno mi stupisco più di tanto nel vedere che quando lo accompagno al mattino corre subito a giocare salutandomi a malapena quasi a significare "sì, sì, ciao, eh? Ora fuori dalle balle che io ho da fare...".
Ma facciamo pure senza quasi.
Il momento di crisi arriva all'ora del pasto, perché lui "diventa tanto, tanto t'iste pecché ti volevo" e mangia poco o niente.
Poi gli passa, e quando vado a riprenderlo devo convincerlo che è davvero davvero davvero ora di tornare a casa, anche se i bimbi più grandi stanno lì qualche ora in più... i piccoli escono prima, andiamo!
La prima settimana passa così, nessun grosso dramma, fino a venerdì mattina, quando ha davvero la "crisi di rifiuto" ed, arrivato in classe, al momento del saluto si porta le manine al viso e scoppia a piangere dicendo che lì non ci vuole stare, che vuole tornare a casa con me, che lì non gli piace...
Eh, vabbè... prima o poi doveva arrivare.
Venti minuti a guardarlo giocare, mi son fatta spiegare tutti i giochi della sua classe, poi s'è messo a dipingere e mentre dipingeva "sì, sì, ciao mamma, fuori dalle balle che io ho da fare..." come da prassi.
All'uscita, nulla da segnalare. Pranzo come al solito, cioè poco o niente: che fare? Farà merenda, e mangerà di più a cena, perché gli è stato spiegato in più modi che all'asilo le mamme non possono stare: è il posto dei bimbi e delle maestre, quindi anche se mi vuole non posso andare da lui per pranzare insieme... quando realizzerà la cosa, cioè che il suo rifiuto è inutile, gli passerà. Si spera.
Inizia la nuova settimana, qualche protesta pro-forma che "lui all'asilo diventa sempre più triste", ma quando scopre che finalmente andrà all'asilo con il pulmino le proteste si sciolgono come neve al sole...
Ogni volta che andiamo a prenderlo all'uscita è sempre contento, ogni tanto le maestre dicono che non ha mangiato, ogni tanto invece ha mangiato qualcosina: si sta adattando.
Quindi qual'è il problema?
I nonni.
I nonni che mettono il becco ovunque, che trasformano un "questa mattina ha pianto" in "ogni mattina ha le crisi isteriche" ed un "oggi pomeriggio era offeso perché l'ho lasciato, al mattino, che piangeva, quindi non voleva tornare a casa con me e voleva il nonno" in un "non vuole mai tornare a casa".
Il nonno che trasforma il "mangia a colazione, poco o niente a pranzo, mangia a merenda ed a cena" in "digiuna tutto il giorno" e soprattutto la nonna che trasforma tutto questo in "il bambino è evidentemente in disagio, sente che tu stai male, è disagiato ed a casa sua non sta bene, se cerca noi e vuol stare con noi vuol dire che sta meglio con noi che con la mamma ed il papà".
Capisco tutto, capisco il cuore di nonna, capisco che le nonne son convinte d'esser brave mamme solo loro, capisco tutto quello che volete, ma mi incazzo pure...
Reputo totalmente normale che un bimbo al primo anno di asilo possa incontrare qualche difficoltà d'inserimento se ha passato i primi tre anni della sua vita solo con la mamma e saltuariamente con i nonni, raramente con altri bambini ma mai all'asilo nido.
Da qui a dire che è un bambino disagiato ce ne corre.
Mia madre deve imparare che ora la mamma sono io ed il compito di educare mio figlio spetta a me.
Che le piaccia o meno.
Anche quando non piace a suo nipote, ché a tre anni e spiccioli è normale che un bambino si ribelli e faccia capricci.

Nadir.


Lunedì ho ritirato la risonanza magnetica che ho fatto qualche settimana fa, giusto il giorno del nostro anniversario di matrimonio.
Orìbbbile.
Nuove placche attive, parecchie, alcune anche con edema.
Ne son saltate fuori un paio anche in sede cerebellare, che prima era zona pulita, il ché spiegherebbe alcuni lievi problemi d'equilibrio ed oscillazioni varie che ho da un po' di tempo a questa parte.
Altre nel corpo calloso e in regione fronto-parietale potrebbero spiegare gli incasinamenti sulle parole ed i balbettii occasionali.
Potrebbero.
Il tratto cervicale è sempre libero, cara grazia. E son sempre lì quelle nel tratto dorsale.

Dato che la Stronxa Maxima continua a galoppare nonostante il Copaxone, dall'ultima visita di giovedì scorso "in considerazione della attività clinica e radiologica si consiglia modificazione terapeutica con inizio di terapia con Tysabri. Si informa la pz anche della possibilità di terapia orale con Fingolimod. Si presentano i rischi e benefici della terapia. si programma prelievo per dosaggio Ab anti JCV e Ab anti varicella. Sospensione copolimero."

Praticamente, ho fatto un prelievo di sangue che verrà spedito in Danimarca (ho chiesto ai miei globuli rossi di salutarmi tanto un certo Accademia dei Pedanti ♂quando passeranno per Copenaghen XD ) dato che lì si trova l'unico laboratorio al mondo in grado di capire se una persona rischierà di sviluppare, utilizzando il Tysabri, la famosa Leucoencefalopatia Multifocale Progressiva di cui parlavo qualche post fa, proprio a proposito di Tysabri.
Se ho 'sti cazzo di anticorpi, ho 1 probabilità su 1000 di sviluppare la malattia dopo due anni di trattamento.
Se non li ho, potrò usare il Tysabri tutta la vita.
Altro motivo per dare della incompetente a quella giornalista là, il fatto che prima di dare questo farmaco si debba fare questo tipo di trafila ed ancora non si è sicuri di poterlo usare: altro che "la cura c'è ma non per tutti... ".

Eventualmente potrei entrare nella "sperimentazione" con il Fingolimod, che è il famoso farmaco in pastiglie, e per quello mi è stato fatto il prelievo per vedere se ho gli anticorpi per la varicella (non l'ho fatta, son sicura, ma potrei averli lo stesso avendola fatta in forma blandissima e bla bla blà...) e mi farebbero subito il vaccino in caso di esito negativo: il problema con quello è che sarei in balia di ogni virus che passa, mica solo della varicella. Immaginate che bello con un bimbo all'asilo, vaccinato finché volete ma perfetto veicolo di contagio per una persona immunodepressa.

Gli interferoni non son quasi stati presi in considerazione: la neurologa ha detto che bisogna andar giù più dura e più in fretta.
Io punto sul Tysabri.

mercoledì 28 settembre 2011

Sull'altalena emotiva: parte 1 - parabola ascendente e zenith.

Parabola ascendente

17 Settembre 2011
Li Romani in Russia a Tremezzo (CO), di e con Simone Cristicchi, con la partecipazione del Coro Alpino Orobica.
Un trionfo.

Alla faccia del maltempo, che ci ha costretti a ripiegare sul piccolo Teatro Olivelli...
Alla faccia delle persone piccole con un grande ego, che sfogano sul primo che passa la rabbia che covano verso gente più intensa di loro con la scusa del "lei non sa chi sono io/io posso e tu no" e stronzate del genere..(un Palmiro Cangini de noàrtri credeva di fare il figo ma ha rimediato solo una gran figura di merda con tutta la macchina organizzativa, e solo perché ha vecchi rancori con una persona che nemmeno era presente ma in qualche modo collegata a me e ad altri amici che erano ad assistere alla serata... Povero Bigolo! Dedicata, non nel testo ma nel titolo: ci sta tutto... ).

Gremito, strapieno, con la gente in piedi contro i muri, sulle scale, nell'ingresso sotto il palco, dove non poteva vedere nulla ma almeno sentiva lo spettacolo. Persone sedute su sedie aggiunte, sedute per terra, gente affacciata da fuori alle finestre, dalle uscite d'emergenza tenute aperte... il teatrino di Tremezzo era ricolmo, abbiamo dovuto a malincuore rimandare indietro moltissima gente per raggiunta capienza massima: con tutto quel pubblico lì dentro faceva un caldo da sudare a rivoli nonostante l'aria condizionata... eppure si sentiva il gelo della steppa.Sentivamo gli spilli pungenti della neve ghiacciata sul viso.

Simone interpreta i versi di Elia Marcelli e ci mostra, ci fa letteralmente vedere, quei fanti romani che aspettavano notizie della fine della guerra e si sono invece sentiti dire che avrebbero dovuto fare una passeggiata in Russia.
Una passeggiata, sì, niente di che... tanto i Russi sono già in ritirata, si tratta solo di un pro-forma.
Dicono in caserma.
Tanto per sfilare a Mosca da vincitori.
Dice la propaganda.
Ma noi vediamo la verità. vediamo com'è andata realmente.
Durante il monologo vediamo il prete che vaneggia di guerra santa e capiamo il controsenso del dover amare il nemico mentre lo si sbudella, le donne che salutano il reggimento in marcia e si comprende il coraggio che si nasconde nelle lacrime di una madre, vediamo il Panza a cavallo, che è sempre stato un po' bistrattato dai superiori.. ma loro "se so' dati", lui invece è lì che parte insieme ai suoi fantaccini. Vediamo i prigionieri Mongoli sotto la pioggia, con la loro simpatia verso questi Romani che "mica so' Tedeschi!".

Non è Simone che recita: forse è suo nonno Rinaldo che ricorda... e tutti nel teatro si sporgono verso il palco per vedere meglio il povero mulo seduto al lato della strada, con le zampe davanti appuntellate, come un regazzino...
Tu sei lì con quella fila di soldati gobbi sotto lo zaino affardellato e cominci a sentire i morsi del gelo e quelli della fame, e ricordi insieme a Giggi quanto ti faceva felice la neve, da bambino...

Ora non sei più felice, nel vedere quella sconfinata distesa di bianco da attraversare: non hai cibo, non hai acqua, non hai riposo, non hai vestiti caldi... hai solo paura, e freddo, fame e sete e dolori ovunque. Senti il rombo dei carri armati, senti lo scoppio delle bombe, vedi i corpi dilaniati di muli e di cristiani e non sai, non vuoi sapere, se di mulo o di cristiano è quella carne che hai in mano. Quella mano che continuerai a pulire, quella carne che stai per mangiare per poter sopravvivere, per poterti salvare.
Ogni minuto che passa hai l'incubo d'esserti salvato, mentre guardi i morti ed i feriti. Quei feriti che vedi in casa di Juliana, sotto il quadro del figlio in divisa da soldato.

Vedi il pozzo.
Ed odi, ed odii, il cecchino

In quell'ora e più di spettacolo senti freddo e fame come i soldati, insieme a loro. Le rime di Marcelli suonano come la parlata dei vecchi di paese, di qualunque paese ed in qualunque dialetto, suonano come casa, ma casa è lontana millanta mila miglia.


Zenith


Applausi.
Tanti.
Scroscianti, più della pioggia fuori dal teatro.
Soddisfazione negli occhi di Simone, in quella degli organizzatori e quindi anche nei miei.
Commozione negli occhi di tutti.
L'applauso finale non terminava mai, è stato interrotto solo quando Simone ha preso la parola per i ringraziamenti e per una dedica speciale della serata all'alpino Gabriele Resta, che l'anno scorso è andato avanti... era mio suocero, e L'Agricolo s'è commosso pure lui, soprattutto sentendo gli altri alpini ricordare il suo papà e dire quanto sia stato un bel gesto quello Simone, l'aver dedicato lo spettacolo al papà di un amico...

Sentire i commenti entusiasti degli amici presenti, persone che già avevano visto lo spettacolo ed erano tornate, magari per la terza o la quarta volta, è stato bellissimo... ma sentire quelli di chi era lì per la prima volta, magari attratto solo dalla presenza del Coro Orobica è stato magnifico.
Sono sempre orgogliosa di e per il socio. Adoro fare da canale per le emozioni che scorrono dal palco al pubblico e tornano dal pubblico al palco. Anche per questo è stato bello sentirsi dire "hai visto che ho fatto come m'hai suggerito tu? Avevi ragione, era meglio il finale in quel modo e non fare il brano cantato dopo quel pezzo...", ma è stato ancora meglio vedere il socio soddisfatto del proprio lavoro e delle reazioni del pubblico.

E meglio del meglio, anzi meglio del meglio del meglio, più soddisfacente dell'esser riuscita dopo tutti questi anni ad organizzare un suo spettacolo qui ed esserci riuscita alla grande è stato il "dopo-serata": per una volta un "dopo-serata" nel mio territorio, nel senso più stretto del termine.
Cena con gli alpini, vino, canti ed allegria. Dopo-cena una carovana d'auto scendeva lungo la Regina, come tante volte ho fatto ma con l'altra mia realtà, e per una volta l'eterogenea compagnia del "dopo-serata" (questa volta c'era chi arrivava fin da Reggio Emilia) che si ritrova solitamente a bere qualcosa ed a tirar mattina a qualche bar o in qualche hall era riunita attorno al tavolo del mio salotto, a bere Animanera e sorbetto al caffè fino all'alba.
E la cosa più bella, che più mi ha fatto piacere di tutto quanto, la cosa che è già diventata una chiave di volta nel muro dei ricordi è quel senso di "mi casa es tu casa" assolutamente logico, spontaneo e naturale che ho visto nel mio socio e che sapevo sarebbe avvenuto.
Serve un bicchiere in più e sei impegnata? Dove lo trovo, sopra l'acquaio? Ne prendo anche uno piccolo dalla vetrinetta. Mi levo le scarpe che son più comodo, te le lascio in bagno ma in quello della camera da letto così non danno fastidio se gli altri devono usare il bagno grande.
Socia, dammi un asciugamano che mi do 'na sciacquatella...

Ed alla fine, come sempre accade, come è sempre stato e come sempre sarà:
Socia, che dici? Stasera so' stato bravo? Lo spettacolo è piaciuto?



giovedì 15 settembre 2011

Ogni promessa è debito (Ovvero "...e ssò soddisfazioni, signori!)

Avessi le balle, ora starei scrivendo questo post con mano sola perché me le starei scaramanticamente sfrucugliando.

Sabato prossimo, 17 settembre, ore 21:30, al Parco Teresio Olivelli di Tremezzo (CO) verrà rappresentato lo spettacolo teatrale Li Romani in Russia, di e con Simone Cristicchi (con la partecipazione del Coro Alpino Orobica).
In caso di maltempo, l'evento si terrà nel teatro comunale adiacente al parco.

Perché per me è una soddisfazione?
L'ho organizzato io.
Son nove anni che provo a far avere una serata al socio qui da queste parti, fin da quando suonava nei localini, ma ai tempi o non rientrava nel "target musicale" dei locali da musica dal vivo in cui giravo a far sentire i demo (leggasi "sentivano canzoni come "Prete" ed "Ombrelloni" e si sguagiavano) oppure, dopo il boom del 2005 o dopo il super-boom del 2007, mi scontravo sempre e comunque contro l'insormontabile muro del "sarebbe bellissimo, ci interessa tantissimo ma purtroppo non abbiamo fondi a sufficienza".
[N.D.R - Nota Della Randagia
Sì, lo so che ho rotto le balle con 'sta storia che son nove anni che ..., oh come son felice, oh come son contenta, oh ma che bello.
Me ne strafotto se ho rotto.
Perché sono felice. Sono contenta. Sono soddisfatta.
D'altronde, mi accontento con poco. E lo dico e lo ripeto fin quanto mi pare, con buona pace di chi si rompe le balle a sentirmelo dire :o)]

Questa volta, un po' per caparbietà e molto per una botta di culo, ce l'ho fatta: ad aprile invitai il presidente ANA della sezione di Como a vedere lo spettacolo al teatro Parenti di Milano, dove per la prima volta andava in scena con la partecipazione di un coro alpino. Conosco il C., presidente di sezione, perché lo era anche della sezione del mio paesello e "diretto superiore" di mio padre, alpino pure lui. Inoltre, essendo compaesani, mi ha vista crescere.
Sapevo che lo spettacolo gli sarebbe piaciuto, coro o non coro: Li Romani in Russia è pura magia teatrale: tu ascolti il monologo di Simone e ti ritrovi sulla pianura innevata a cinquanta sotto zero con i soldati, a patire freddo, fame e sete. Senti gli spilli della neve gelata sulla faccia, vedi i muli ed i carri armati... vedi i feriti in casa di mamma Juliana ed il pozzo avvelenato.
Odi, ed odii, il cecchino.
Gli è piaciuto, e parecchio.
Ed io mi son chiesta "vuoi che il presidente ANA di Como non conosca abbastanza gente da raccogliere i fondi per portare Li Romani... anche da noi?", scusa, eh? Che fàmo, C.?
Assolutamente da fare, partiamo subito con l'organizzazione.
Poi la botta di culo: il Comune di Tremezzo cerca il nome di spicco per il Festival dei Borghi più Belli d'Italia, due giorni di manifestazione: uno degli alpini dice ad un assessore che noi stiamo organizzando uno spettacolo di Cristicchi, l'assessore dice "fatelo da noi!".
 Bellissima location, finanziano la maggior parte delle spese: chi è lo stolto che rifiuta un'offerta del genere?

Quindi ora ci siamo, siamo proprio agli sgoccioli, l'unica incognita rimasta è data dal tempo: Giove Pluvio ce la manderà buona e ci lascerà fare tutto al Parco Olivelli o ci relegherà al piccolo teatro?
Ma sempre meglio un piccolo teatro che dover cancellare del tutto la rappresentazione...

Qualche riga sullo spettacolo:



Simone Cristicchi
in
Li Romani in Russia
Racconto di una Guerra a Millanta mila Miglia
Regia di
Alessandro Benvenuti



Li Romani in Russia è il nuovo spettacolo di Simone Cristicchi, per la regia di
Alessandro Benvenuti, che ha debuttato a Mosca il 31 ottobre 2010, nell'ambito di
SOLO, la rassegna internazionale del monologo che si è tenuta al Teatro Na Strastnom.
Tratto dall'omonimo poema in versi di Elia Marcelli, il monologo Li Romani in Russia
racconta l'orrore della guerra attraverso la voce di chi l'ha vissuta in prima persona,
come in un ideale incontro tra il mondo delle borgate di Pasolini e le opere di Rigoni
Stern e Bedeschi.
Un teatro civile che si presenta nuovo soprattutto per la forma del testo, mediante
l'utilizzo di due elementi: la metrica dell'ottava classica (quella dei grandi poemi epici) e
il dialetto romanesco (la lingua del Belli) che rende la narrazione ancora più schietta e
veritiera. Il risultato è un affresco epico che non omette particolari crudi e rimossi dalla
storia ufficiale (il luogo comune degli italiani brava gente), e che diviene quanto mai
attuale in un'epoca di bombe intelligenti e guerre umanitarie.
Simone Cristicchi, attore naturale e credibile, interpreta una nutrita galleria di grotteschi
personaggi, raccontando con passione e coinvolgimento questa tragica epopea, in un
monologo corale in cui trovano spazio anche momenti ironici e divertenti. Il disegno
luci elegante ed evocativo, e la regia impeccabile di Alessandro Benvenuti, rendono
questo spettacolo unico nel suo genere: emozionante, divertente, drammatico.


LA TRAMA
Lo spettacolo narra le disavventure di Giggi, Mimmo, Peppe, Nino, Nicola, Remo: un
gruppo di giovanissimi soldati della Divisione Torino, spediti a morire da Mussolini
nella famigerata campagna di Russia (1941-1943), l'episodio più drammatico vissuto
dall'esercito italiano nella seconda guerra mondiale. Dopo la partenza dalla caserma
della Cecchignola, tra le false promesse sull'esito positivo delle operazioni, i treni del
regime portano via una generazione sorridente, giovane, sicura di tornare, perché la
propaganda fascista inganna sulla realtà della spedizione. E la passeggiata si trasforma
presto in tragedia: armi, abbigliamento e viveri insufficienti, inadeguati e ridicoli. Un
esercito di straccioni e sbandati a cui rimangono solo fame, freddo, paura e il sapore
della disfatta: partono 220.000 ragazzi; sulla strada del ritorno dalla Russia ne
resteranno circa 90.000. Elia Marcelli è tra i pochi reduci che riportano a casa il dolore,
la rabbia e il dovere di testimoniare la sua scomoda verità, raccontando passo passo la
spedizione: la retorica religiosa della guerra giusta, l'addio a Roma, il lungo viaggio a
piedi, i combattimenti, l'arrivo del Generale Inverno, il nemico; la solidarietà del popolo
russo e l'egoismo assoluto dei soldati che rende l'uomo simile alla bestia; il rispetto del
proprio dovere, la ritirata, la disfatta; la morte. Tra un capitolo e l'altro, ecco irrompere
la voce stentorea e fiera dei proclami trionfalistici, tipica dei bollettini della radio di
regime e simbolo di una disinformazione sulla quale anche all'epoca di fondava il
consenso delle masse. L'appassionante avventura questi ragazzi poco più che ventenni è
raccontata con uno stile cinematografico, rispettando in maniera assoluta la verità della
storia, alternando i registri stilistici, dal grottesco al lirico, dal narrativo al tragico,
mantenendo costantemente la narrazione sul livello d'una immediata leggibilità.

Regia: Alessandro Benvenuti
Adattamento teatrale: Prof. Marcello Teodonio
Musiche e sonorizzazioni: Gabriele Ortenzi/Areamag
Disegno luci: Danilo Facco
Datore luci: Stefano Iacovitti
Fonico: Michele Ranieri
Costumi: Sara Quattrini
Aiuto regia: Chiara Grazzini
Produzione: Big Fish S.r.l. - Divisione Teatro
Info & booking : Dario Guglielmetti
Big Fish S.r.l.
(+039) 02.36709359 / mob. 340.2454627
dario@bigfishent.it
Ripa di Porta Ticinese 63/A | 20143 Milano | Italy
www.bigfishent.it


Il manifesto ufficiale, quello creato dagli alpini con lo sfondo di una cartolina dell'epoca ed il programma di sala:





Che dire, gente? Incrocio tutto l'incrociabile affinché vada tutto bene, ma già così son soddisfatta di bestia per tutto il lavoro che è stato fatto, l'organizzazione logistica e pratica (spostamenti, cena - solo gli elementi del coro son più di trenta persone: mettiamoci anche famiglie, accompagnatori etc.), scartoffie, giri di mail e tutti i piccoli problemini insulsi ma che se non risolti al volo ritardano il tutto e magari bloccano gli ingranaggi...
Vedi, socio? Ogni promessa è debito. 

sabato 10 settembre 2011

Dodiciannidimatrimonio ma ventunanniinsieme

È appena finita una gran bella giornata: il 12° anniversario delle mie nozze con L'Agricolo.
Abbiamo iniziato a festeggiare ieri sera, andando a vedere lo spettacolo del socio a Sirtori, e con la scusa che il cucciolo era a dormire dai nonni abbiamo continuato a "festeggiare" fino a quando, stamane (di venerdì 9, intendo) non son dovuta andare a fare la risonanza di controllo.
Siam tornati a casa dall'ospedale e ci siam messi a letto di nuovo. Ed abbiam ricominciato fino all'ora di pranzo (poi siamo andati a riprenderci il figlio...).
Praticamente, come 12 anni fa, a parte il figlio.
Sì, decisamente un gran bell'anniversario.


P.S.
Edit del post precedente: si scoprì poi che il pc aveva sputtanato l'alimentatore. Cambiato con quello del mio primissimo scarcassone che ancora tengo in soffitta, ora funge.
Evviva l'amico elettrico! ;o)

mercoledì 7 settembre 2011

L'avevo detto, io! Non l'avevo detto?

...sì, che l'avevo detto.
È saltato di nuovo il pc. Non si accende più. Un'altra volta.
Meno male che m'ero portata a casa il vecchio pc di mio padre...

Al più presto, urge consulenza dell'amico elettricista, ché magari ripete il miracolo della volta scorsa.

giovedì 18 agosto 2011

Di ghiaccio e di fuoco, di pietra e di cristallo, d'acqua e di fumo...

...è come mi ha fatta sentire oggi Rudy.
In un attimo.
Con poche parole.
Grata a mio figlio, grata per mio figlio, anche se mai avrei voluto dovesse aver bisogno di concepire simili pensieri.
Non ha nemmeno quattro anni.

Scena: interno giorno, ospedale nuovo di L., reparto Ginecologia.

Io e Sua Maestà L'Infante stiamo andando a trovare mia cugina C. ed il cuginetto nuovo di zecca, E., insieme ad i miei genitori e parentame vario.
Entrando in reparto, Rudy è tenuto per mano da me e da mio zio A. ma anziché procedere dritto lungo il corridoio, dove ci sta guidando lo zio, scarta deciso a sinistra verso il banco d'accettazione presidiato da un'infermiera dicendo "Aspetta! Devo dire una cosa alla signora!"

" Signora, posso dirti una cosa?"
- Dimmi...-
" Devo dirti se mi puoi dare una medicina, che la devo dare alla mia mamma."
- ... per che cosa?-
" Per guarire."